Biostatistica e medicina

La biostatistica è da ormai qualche decennio parte integrante di molte ricerche scientifiche in campo medico. Nonostante la grande attenzione rivolta alle metodologie statistiche, è ancora possibile trovare ricerche mediche che si appoggiano ai dati come gli ubriachi ai lampioni, non per vedere, ma per sorreggersi (famosa citazione). Così facendo, si sottrae alla parte quantitativa la credibilità che essa merita. In questo articolo, spiegherò brevemente in quale modo la biostatistica possa supportare la medicina e come sia necessario affrontare l’analisi statistica con lo stesso rigore metodologico utilizzato nella parte prettamente medica.

Biostatistica e medicina: qual è il punto di incontro

La biostatistica prende origine dalla matematica e studia tutto ciò che riguarda il mondo della casualità. Nell’ambito della medicina, essa trova un campo di azione perfetto in quanto si occupa di spiegare tutto ciò che è casuale, instabile e soggetto a variazione nel trattamento e nella prevenzione delle malattie e nella promozione della salute e del benessere degli individui.

La medicina infatti è una scienza che convive con l’incertezza. I fattori che incidono sulla salute di ogni individuo sono molteplici e non sempre facilmente misurabili o addirittura identificabili. Dal momento che il funzionamento del corpo umano si basa su un equilibrio dinamico tra corpo, mente ed anima (omeostasi), l’obiettivo primario è mantenere e ripristinare (per quanto possibile) questo equilibrio. La medicina necessita quindi di un continuo supporto probabilistico per eliminare l’incertezza e per effettuare previsioni, sempre più accurate, sugli esiti.

La biostatistica ricopre pertanto un ruolo fondamentale nel miglioramento della medicina. Grazie alla capacità di misurare e minimizzare le incertezze, essa è in grado di fornire valutazioni oggettive sullo stato di salute dei pazienti e di prevedere l’impatto delle decisioni mediche in termini probabilistici. Attraverso lo studio delle variabili e dei dati, essa riduce l’incertezza così che i medici ed i professionisti del settore sanitario possano prendere decisioni sempre più precise.

Ricerca medica e statistica

La mancanza di previsioni certe circa lo sviluppo di un determinato problema è una caratteristica costante di molte discipline. Nel campo medico questo fenomeno è aumentato a causa della diversità che caratterizza gli individui e le possibili “risposte” che ciascuno individuo può fornire a fronte di uno stesso trattamento o di uno stesso disturbo.

Questa incertezza si ripercuote pertanto nella ricerca medica, modificando e addirittura contrapponendo i risultati su uno stesso argomento. Tutto ciò accade perchè vi possono essere differenze tra i campioni studiati oppure vi sono delle variazioni nello stesso campione (cosiddetta “fluttuazione del campione”). Alcune variazioni sono naturali (l’invecchiamento è una di queste), altre sono dovute a cambiamenti dello stato di salute (da sano a malato o da malattia lieve a severa) ed altre ancora sono l’effetto di misurazioni differenti (diverso parere medico, diversa strumentazione utilizzata). Dunque utilizzare metodologie di ricerca che mirino a diminuire, per quanto umanamente possibile, l’errore è l’obiettivo di ogni buona ricerca medica.

Analisi statistica quale elemento fondamentale dello studio di ricerca

Molteplici possono essere gli errori di sviluppo di un lavoro di ricerca, basti pensare all’errata randomizzazione, alla bassa numerosità del campione o alla mancanza di uniformità tra gruppo di trattamento e di controllo. Ovviare a queste mancanze, è prima di tutto un dovere etico e morale del ricercatore al fine di formulare studi idonei a rispondere alle domande della comunità scientifica senza produrre bias sui risultati che possono a loro volta fornire indicazioni terapeutiche errate.

Inoltre avere alle spalle un buono studio statistico è una condizione necessaria per essere sicuri della validità del proprio lavoro. Eliminare dalla ricerca il rigore della biostatistica, comporta inficiare i risultati ottenuti, avendo sottratto all’analisi empirica l’elemento fondamentale di ogni ricerca: il rigore scientifico. Come ci si occupa con particolare cura dello sviluppo del razionale, andando a verificare i riferimenti bibliografici a sostegno di un’ipotesi di ricerca ed i gap ancora presenti, in modo analogo bisogna operare in merito all’analisi dei dati, sviluppando il procedimento logico-matematico più opportuno e che consente di dimostrare che i risultati ottenuti rispondono esattamente alla domanda di ricerca formulata. Non è raro trovare studi in cui la parte quantitativa afferma risultati diversi da quelli esplicitati nelle discussioni. Ciò accade per forzatura dei risultati o per un’erronea lettura degli stessi.

Cosa fa la biostatistica per la medicina?

Il primo miglioramento che la biostatistica apporta agli studi medici è quello di dare valore numerico ai fenomeni. L’uso di medie, deviazioni standard, frequenze, vari termini di errore e così via, permette di misurare la variabilità dei dati. L’uso scorretto degli strumenti di statistica descrittiva non consente di comprendere le caratteristiche del proprio campione e dunque di valutare eventuali specificità dello studio.

Il secondo aspetto fondamentale è la capacità di previsione. Lavorando infatti su concetti come potenza del campione e probabilità riesce a prevedere con un ottimo livello di accuratezza, la validità dei risultati ottenuti. E tutto ciò senza perdere di vista il primo ed ultimo scopo della ricerca, ossia dare risposte ad un problema medico.

Il terzo aspetto è la capacità di generalizzazione: uno studio ben fatto su un campione può essere generalizzato alla popolazione di riferimento con un buon livello di precisione e questo contribuisce alla ricerca medica identificando ad esempio, trattamenti e metodologie validi nella cura delle malattie e nel mantenimento del buono stato di salute.

Qual è l’approccio corretto alla biostatistica?

Per poter sviluppare uno studio idoneo a rispondere alle domande di ricerca è necessario seguire un procedimento logicamente corretto e statisticamente idoneo. Solo in questo modo è possibile avere un controllo costante dell’impatto delle incertezze sulle decisioni finali.

Il processo richiede pertanto il rispetto dei seguenti passi:

  1. identificazione e concettualizzazione del problema e delle caratteristiche che devono essere valutate;
  2. definizione del problema;
  3. metodi di osservazione del fenomeno;
  4. osservazione del fenomeno e sua misurazione;
  5. metodo di analisi delle misure ed interpretazione dei risultati (vedi statistica per la ricerca clinica);
  6. conclusioni.

Questi passaggi sono parte integrante di ogni studio e la mancanza di uno solo di questi elementi riduce la portata del lavoro. Infatti, saltare uno dei sei punti o elaborare uno di essi in modo superficiale, non elimina il problema dell’incertezza in medicina. Al contrario, un uso distorto dei numeri aumenta il valore dell’incertezza.

Conclusione

La biostatistica è un elemento fondamentale nello sviluppo di qualsiasi lavoro di ricerca medica. Essa fornisce validità alle ipotesi, assicurando che ciò che viene provato non è frutto di pensiero astratto, ma di reale osservazione del fenomeno, ricordando che “se non possiamo misurare, non possiamo saperne abbastanza” (Kelvin).

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