Le donne nella scienza: il coraggio delle idee

Cosa rende il mondo della scienza ancora poco ricco di donne? Due fattori sembrano emergere: difficoltà di accesso all’istruzione per un numero considerevole di ragazze (98 milioni secondo i dati UNESCO) e minori investimento ed opportunità rispetto agli uomini. È possibile ritenere che le donne siano spesso messe da parte perché più brave? La discriminazione nasce da una mancanza di sapere, come sembra adombrare una sbagliata cultura maschilista, o è invece il tentativo di non far emergere il sapere in più delle donne? Nella Giornata Internazionale delle donne e delle ragazze nella Scienza, ripercorriamo le parole, la storia e l’esempio di una serie di grandi donne.

Racconta Michelle Obama nella sua biografia Becoming che le donne devono essere brave il doppio per ottenere la metà. Questa statistica, oltre ad essere enormemente pesante, è terribilmente vera.

La storia delle donne è da sempre una storia fatta di sacrifici e battaglie. Oriana Fallaci nel suo libro “Il sesso inutile” racconta la storia di molte donne, facendo un viaggio straordinario intorno al globo per capire se esista la felicità per le donne. La Fallaci conclude che il problema fondamentale delle donne nasce dal fatto di essere donne e che la felicità – sogno e diritto di ogni essere umano – sembra loro preclusa.

Non piaceva alla Fallaci parlare di donne, non avrebbe voluto farlo. Io immagino che abbia pensato che la stessa necessità di parlarne significa confermare l’esistenza di una differenza tra donne e uomini. Si è mai sentito parlare di “emancipazione maschile” o di “festa dell’uomo“?

Alla fine la Fallaci ne parlò. E lo fece nel modo di Oriana, ossia quello che pone come fondamento il principio secondo cui “la verità assomiglia ai ferri chirurgici: fa male, ma guarisce“. Non parlò di donne, parlo alle donne così da comprendere non da dove nasce la discriminazione, ma per un ideale più alto: è possibile per una donna essere felice? Alla conclusione del viaggio, la Fallaci – come riporta Giovanna Botteri nella prefazione del libro – comprende che per le donne “la felicità ha a che fare con la libertà e poco con il potere“.

Scienza e libertà: il sogno delle donne

La scienza per esistere ha necessariamente bisogno della libertà. Libertà di pensare, di provare, di sbagliare, di ricominciare daccapo, di crederci, di appassionarsi e di adirarsi, di non avere giudizi e di sognare. La scienza, dominio della razionalità, vive grazie a fattori determinanti che hanno molto con l’essere umano e le sue credenze, le sue ambizioni e, sopratutto, i suoi sogni.

In questo contesto si può spiegare il perché dell’eccellente riuscita delle donne nella scienza, nonostante una bassa, anzi bassissima percentuale di partecipazione. Secondo i dati dell’UN WOMEN, solo il 30% dei ricercatori nel mondo è donna. Eppure le donne hanno contribuito in maniera considerevole alla conoscenza scientifica. Hanno sviluppato medicine salva-vita, hanno abbattuto la barriera del suono, hanno esplorato l’universo, hanno fondato le basi per comprendere la struttura del DNA. Solo per citare i traguardi più noti.

Le donne ed il mondo della scienza

Il rapporto tra le donne ed il mondo del sapere è da millenni complesso. Il ruolo dato alle donne di essere mogli e madri ha rappresentato da sempre una fonte di preclusione a raggiungere obiettivi culturali elevati. Nonostante ciò, la storia della scienza è costellata di donne scienziato, di donne che hanno saputo portare la propria femminilità nell’ambito del sapere scientifico, insegnando al mondo che la scienza è il frutto di studio ed anche di passione e tenacia, doti queste ultime di specifico appannaggio femminile. Le donne nella scienza ci sono entrate non assumendo i connotati degli uomini, ma restando donne con tutte le peculiarità che discendono dall’essere donna (dolcezza e decisione, rigore e flessibilità, ardore e tenacia, emozione e razionalità).

Nella matematica le donne sono un punto di riferimento. Il ruolo della donna nella matematica è spesso “confinato” in quello di insegnante, ruolo sicuramente di prestigio, ma non unico. Ipazia, Maria Gaetana Agnesi e Sophie German sono tra le scintille più luminose del grande ruolo delle donne nello sviluppo della matematica e sono le compagne di viaggio di questo articolo.

A ciascuna di loro ho dato un epiteto (figura retorica tanto cara ad Omero e alla sua Iliade!). Cercherò in questo modo di rendere più semplice il ricordo di quelle doti femminili che hanno contribuito a far sì che la matematica sia una scienza diffusa e, sopratutto, fonte di nuova conoscenza. Ecco a voi: la tenace Ipazia, la rigorosa Maria Gaetana e la dolce Sophie.

Tre donne matematico

La tenace Ipazia (350/370 d.C. – 415 d.C.)

Scrive Pallada nell’Antologia Palatina di Ipazia e la descrive così:

Quando ti vedo mi prostro davanti a te e alle tue parole,
vedendo la casa astrale della Vergine,
infatti verso il cielo è rivolto ogni tuo atto
Ipazia sacra, bellezza delle parole,
astro incontaminato della sapiente cultura.Pallada

Figlia del geometra e filosofo Teone, Ipazia nasce e cresce ad Alessandria di Egitto, nella culla del sapere tanto voluta da Alessandro il Grande. Istruita dal padre nella matematica, nell’astronomia e nella filosofia greca, Ipazia “divenne migliore del maestro“, diventando essa stessa “maestra di molti nelle scienze matematiche” (Filostorgio).

Donna brillante nelle scienze, non si accontentò del sapere fine a se stesso, ma lo utilizzò per nobilitare le altre scienze filosofiche. La sua figura spicca nell’antichità come colei che ipotizzò che la Terra girasse attorno al Sole e non il contrario. Ritenuta da Giovanni Reale la rappresentante della kalokagathìa greca, ossia dell’eccellenza umana che coniuga bellezza e bontà, Ipazia è l’eroina della storia del moto eliocentrico, anticipando Copernico di circa 500 anni.

La rigorosa Maria Gaetana Agnesi (1718-1799)

Appartenente ad una ricca famiglia milanese ed istruita su volontà del padre da precettori, espresse la convinzione che anche le donne dovessero essere istruite. Vissuta in uno dei periodi di floridi del sapere umano (l’Illuminismo), Maria Gaetana Agnesi si dedicò all’algebra e alla geometria. Lo studio le consentì di dare vita ad un manuale chiaro e conciso (“Istituzioni Analitiche ad uso della Gioventù Italiana”) su algebra, geometria e calcoli differenziale e integrale. Un manuale dedicato all’imperatrice Maria Teresa d’Austria ed acclamato ben presto a livello internazionale.

Donna di brillante intelligenza, abbandonò gli studi per dedicarsi agli ultimi (fondatrice del Pio Albergo Trivulzio insieme al principe Trivulzi). Di lei rimane l’enorme contributo alla matematica e l’esempio di donna schiva, umile e timida. Ella è un modello ancora oggi. Ci insegna che la cultura ed il sapere sono da sempre le uniche strade per il raggiungimento della vera parità e del vero fine dell’essere umano, ossia essere a servizio uni degli altri.

Carlo Goldoni le dedica un sonetto e nel suo Il medico olandese così scrive di Maria Gaetana Agnesi:

CAROLINA: Certo libro italiano
Che tratta delle Analisi, venuto da Milano.

GUDEN. Han giovinette ancora le femmine olandesi
Di tai studi difficili i loro geni accesi?

CAROLINA. Voi vi maravigliate che la padrona mia
Inclini al dolce studio della geometria?
Stupitevi piuttosto, che con saper profondo
Prodotto abbia una donna un sì gran libro al mondo.
È italiana l’autrice, signor, non è olandese,
Donna illustre, sapiente, che onora il suo paese;
Ma se trovansi altrove scarsi i seguaci suoi,
Ammirasi il gran libro, e studiasi da noi.

La dolce Sophie German (1776-1831)

Sophie Germain è vissuta in Francia in un momento storico straordinario (Illuminismo, Rivoluzione Francese ed epoca napoleonica). Si innamorò della matematica leggendo un libro di storia della matematica. Il libro raccontava che Archimede, concentrato su un problema di geometria, non prestò attenzione, forse non ne percepì neanche lontanamente la presenza, ad un soldato dell’esercito romano durante l’invasione di Siracusa; il soldato, indispettito, lo uccise. Sophie Germain ne concluse che la matematica dovesse essere particolarmente affascinante per aver monopolizzato l’attenzione del grande genio. E ne volle sapere di più.

In questa ricerca la passione di Sophie per la matematica esplose e, benché autodidatta, la giovane francese dimostrò abilità straordinarie, convincendo la famiglia a sostenerla, nonostante un’iniziale contrarietà dei genitori. Quando nel 1794 venne aperta l’École Polytechnique di Parigi, Sophie decise di accedervi, ma il sapere scientifico era per soli uomini. La Germain trovò uno stratagemma: per poter avere accesso al materiale di studio assunse il nome maschile di Antoine-August Le Blanc (uno studente non particolarmente brillante e ritirato dagli studi).

L’incontro con Luigi Lagrange

La preparazione e le abilità matematiche della giovane Sophie attirarono l’attenzione di un incuriosito professore, un’eccellenza di cui tanto spesso ci si dimentica ancora oggi: Luigi Lagrange. Il matematico italiano, innamorato dei lavori prodotti dal brillante studente, chiese un incontro e scoprì, con immensa gioia, che il brillante studente non era Le Blanc, ma una donna tanto coraggiosa quanto affascinante. La incoraggiò a seguire gli studi. La dolce Sophie Germain propose molteplici risoluzioni a problemi dell’epoca. Ad esempio, ella identificò quel numero primo p che fa sì che 2p+1 sia ancora un numero primo. Ma senza molte acclamazioni e riconoscimenti.

Audace come solo uno scienziato sa essere, decise di scrivere a Gauss per chiedere chiarimenti e consigli sui suoi lavori. E lo fece utilizzando ancora il nome maschile. Gauss restò affascinato dalla bravura e dalle capacità di questo giovane ed intrattenne con la Germain una fertile corrispondenza epistolare senza sapere, appunto, che si trattasse di una donna.

Nel 1806 durante l’invasione della Prussia da parte di Napoleone, Sophie Germain, temendo che l’amico Gauss finisse come Archimede, chiese ad un colonnello dell’esercito napoleonico ed amico di famiglia, di avere un occhio di riguardo per questo matematico. Il colonnello fedele alla promessa, arrivò nella città prussiana di Braunschwerg e si prese cura di Gauss, riferendo che per il trattamento di riguardo doveva ringraziare Sophie Germain. Gauss non sapeva chi fosse; e quando alla fine riuscì a comprendere chi fosse il reale interlocutore epistolare, incoraggiò il lavoro della Germain.

La storia umana di Sophie

La storia della dolce Sophie, ricca di successi in termini di produzione matematica e scoperte, è molto triste da un punto di vista umano. Nonostante il grande contributo alla matematica e alla scienza da lei apportato, non ebbe i riconoscimenti adeguati. Non prese mai la laurea all’École Polytechnique. Fu “trascurata” insieme ai suoi scritti dalla comunità scientifica. Il suo nome non fu stampato sulla Torre Eiffel insieme ai 70 scienziati più importanti. Enorme beffa della storia e della vita, quando finalmente Gauss riuscì a far riconoscere il suo genio con una laurea honoris causa presso l’università di Gottinga, la dolce Sophie non riuscì a ritirare il titolo: morì di cancro al seno qualche tempo prima della data stabilita.

Conclusione

Le vite di queste tre donne scienziato sono un esempio di come l’essere donna sia il valore aggiunto, il vantaggio competitivo per il sapere e la scienza. Vissute in ambienti in cui il ruolo della donna era marginale e confinato alle mura di casa, seppero entrare in punta di piedi nell’ambiente scientifico dimostrando di essere brave, come direbbe Michelle Obama. La loro bravura non è l’effetto di una concessione fatta dagli uomini, ma è il risultato di ciò che rende la scienza una fonte di conoscenza attendibile: sapere, umiltà, passione e tenacia.

Il futuro e lo sviluppo della scienza non può prescindere dal coinvolgimento femminile perché è un diritto ed un dovere parteciparvi e perché è vitale per la crescita umana. La fertilità delle donne non è solo un fattore biologico, è prima di tutto un elemento chiave per lo sviluppo dell’uomo come essere dotato di intelligenza e di capacità di astrarre portando il pensiero a livelli dell’infinito.

Voglio concludere questo articolo con un piccolo aneddoto di Marie Curie, altro eminente esponente dell’universo scientifico femminile. Quando chiesero a Marie Curie come era essere moglie di un genio (rif. a Pierre Curie), ella rispose: “Chiedete a mio marito!

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