Salute mentale e esposizione ai social media: approccio statistico

È possibile una relazione tra la salute mentale e l’esposizione ai social media? Una possibile relazione “causa-effetto” ha effettivamente influito sulla vita quotidiana durante il Covid-19 modificando il benessere mentale? Un recente articolo del Time riporta come i bambini siano particolarmente vulnerabili alla sovraesposizione mediatica su Covid-19. Questa evidenza, oltre ad essere vera per i più piccoli, è notevolmente appropriata per i grandi, come prova lo studio di Gao et al., pubblicato ad Aprile 2020, dal titolo “Mental Health problems during Covid-19 outbreak” (Gao J, Zheng P, Jia Y, et al. Mental health problems and social media exposure during COVID-19 outbreak. PLoS One. 2020;15(4):e0231924. Published 2020 Apr 16. doi:10.1371/journal.pone.0231924).

Come hanno dimostrato la relazione sulla salute mentale

Obiettivo

In considerazione della diffusione del Covid-19 e dell’enorme impatto mediatico, il lavoro di Gao et al. (2020) vuole comprendere come l’infodemia – ossia la circolazione di una quantità eccessiva di informazioni, talvolta poco accurate (vedi definizione Treccani) – abbia potuto alterare il benessere mentale di un campione di cittadini cinesi.

Lo scopo dello studio è quello di determinare la prevalenza dei problemi di salute mentale ed esaminare la loro associazione con l’esposizione ai social media.

La determinazione della prevalenza dei problemi di salute mentale è il cosiddetto obiettivo primario dello studio, da distinguersi dal successivo obiettivo – esaminare l’associazione – che rientra tra gli obiettivi secondari. Data la specificità dello studio e la chiara impronta epidemiologica, lo studio di Gao et. al. (2020) evita di riportare una precisa ipotesi di ricerca, ossia non formula alcuna ipotesi sperimentale. In questo caso non formulare l’ipotesi è perfettamente lecito ed appropriato.

Metodologia

Lo studio è definito come uno studio cross-sectional, ossia uno studio per il quale viene meno la successione temporale tra antecedente ed outcome.

Si dà per scontata una contestuale presenza dell’antecedente e dell’outcome senza esame di eventuali fattori confondenti. Il tempo in questo studio non rientra tra i fattori di analisi. La relazione di interesse principale (esposizione – problemi salute mentale) non è vista in prospettiva temporale, ma sono come relazione di “causa-effetto”.

Un campione di 5851 soggetti è stato intervistato utilizzando una survey online auto-somministrata, dal 31 gennaio al 2 febbraio 2020, ossia in un periodo di tempo molto limitato (3 giorni). Sebbene l’intervallo di tempo sia molto ristretto, risulta particolarmente rilevante nel contesto della situazione Covid-19 in Cina. Infatti, secondo le statistiche ufficiali, alla data del 30 gennaio 2020, la Cina riportava 7.711 casi e 170 morti con una diffusione del virus in tutte le province.

Dopo la pulizia del dataset per eliminare le risposte incomplete, il campione finale, effettivamente analizzato, è di 4872 soggetti. Sebbene nel lavoro definitivo non siano riportate informazioni circa un preliminare calcolo di dimensione del campione, un elemento-chiave mostra l’approccio rigoroso seguito anche su questo aspetto. Gli autori riportano infatti, i riferimenti dell’approvazione dello studio da parte dell’Istitutional Review Board of Sudan University, School of Public Health.

La dimensione del campione è un aspetto da non trascurare in alcuno studio di ricerca. Conoscere a priori quale deve essere il campione minimo per la validità dei risultati è un elemento necessario di ogni lavoro in quanto significa non utilizzare o meglio sprecare risorse umane, economiche e temporali.

Misure e Variabili di salute mentale ed esposizione ai social media

Per conseguire gli obiettivi dello studio sono utilizzati due test per la valutazione della salute mentale: il WHO-5 e il GAD-7.

Il primo test (WHO-5) è un questionario molto breve che ha come obiettivo quello di consentire un’autovalutazione del senso di benessere mentale. Introdotto per la prima volta nel 1998, può essere utilizzato come test di screening della depressione e per la valutazione di outcome nei clinical trials. È composto da 5 domande con risposte graduate da 0 (= mai) a 5 (= tutto il tempo/sempre).

Il test GAD-7 (acronimo di Generalized Anxiety Disorder Scale) serve per misurare il livello di ansia degli intervistati in uno specifico periodo temporale (clicca qui per scaricare il questionario). La procedura di compilazione è molto semplice. Si chiede ai rispondenti di specificare se e con quale frequenza hanno osservato la presenza di 7 particolari sintomi.

Nello studio di Gao et al. (2020) il periodo temporale di riferimento per entrambi i test è relativo alle due settimane precedenti la somministrazione della survey online.

Un punteggio dello score WHO-5 superiore a 13 e di GAD-7 superiore a 10 indica rispettivamente uno stato di depressione e di ansia. Utilizzando questi valori, è stata calcolata una variabile combinata idonea a valutare la prevalenza di fenomeni congiunti di ansia e depressione.

L’esposizione ai social media (identificata con l’acronimo SME – Social Media Exposure) è stata determinata ponendo una domanda relativa alla frequenza di esposizione a notizie ed informazioni su Covid-19 attraverso i social media. Le risposte possibili sono: “mai”, “ogni tanto”, “a volte”, “spesso”, “molto spesso”.

Una serie di covariate di tipo demografico ha completato lo studio: genere, età, livello di istruzione, stato civile, livello di salute generale, occupazione, città e area di residenza.

Analisi Statistica

Il test chi-quadro e la regressione logistica sono il punto di riferimento del lavoro statistico.

In particolare, il test chi-quadro serve in questo caso per dimostrare le differenze in termini di depressione ed ansia rispetto alle covariate e all’esposizione ai social media.

La regressione logistica univariata è utilizzata per spiegare l’associazione tra la prevalenza di problemi di salute mentale e la frequenza di esposizione ai social media. La regressione logistica consente il calcolo della probabilità di verifica o insorgenza di problemi di salute mentale alla luce della frequenza di esposizione a news ed informazioni su Covid-19 provenienti dai social media.

Nonostante la corretta impostazione statistica della regressione logistica univariata, gli autori ampliano il lavoro introducendo anche la regressione logistica multivariata. Forti di un campione ampio (4872 soggetti), lo studio valuta la relazione di interesse alla luce delle caratteristiche dei rispondenti, le cosiddette covariate. Questo approccio consente agli autori di poter definire la relazione tra esposizione ai social media e la presenza di problemi di salute mentale in modo appropriato e completo. L’introduzione di tale analisi evita bias dovuti ad informazioni non adeguatamente contestualizzate.

Risultati sulla salute mentale

I risultati del lavoro sono esposti in modo accurato. Gli autori si concentrano sugli aspetti di prevalenza dei problemi di salute mentale e creano una sola tabella, molto chiara e completa, e tre figure relative alle regressioni logistiche. Molto interessante è la presentazione dell’odds ratio in forma grafica. È senza dubbio uno degli aspetti di maggiore interesse della parte statistica.

L’odds ratio è completo di intervallo di confidenza (CI) al 95% ed è sempre accompagnato da elementi di comparazione.

Di particolare interesse sono anche il calcolo della prevalenza del fenomeno e la sua modalità di presentazione. La capacità di sintesi delle figure è senz’altro di notevole impatto.

Discussione

I risultati statistici consentono di affermare che esiste una relazione tra l’alta prevalenza dei problemi di salute mentale e la frequente esposizione a notizie su Covid-19 provenienti dai social media.

La discussione dello studio essenziale e concisa: i risultati più importanti sono riportati in modo completo, senza tuttavia essere “asfissianti”. Il collegamento con la letteratura è eseguito senza particolari forzature dei risultati e senza sovrastima dei numeri. Le motivazioni dell’associazione rilevata tra esposizione ai social media e problemi di salute mentale sono riportate con una particolare attenzione alla contestualizzazione nell’ambito di ricerca.

Le limitazioni sono riportate in modo accurato presentando le possibili fonti di bias dovute alle peculiarità dello studio, quali difficoltà dell’inquadramento della relazione in mancanza dell’assenza della valutazione temporale, la somministrazione online con possibile esclusione della fascia più anziana e possibilità di fattori confondenti.

Le conclusioni sono provano un’abilità degli autori di contestualizzare in modo corretto i risultati quantitativi alla luce del campo di ricerca e delle necessità pratiche alla luce dei risultati.


Perché mi piace

Il lavoro di Gao et al. (2020) è di particolare pregio per i contenuti e per il modo di conduzione e di esposizione dei risultati. In termini statistici, esso presenta delle notevoli peculiarità che sono ben presentate nel contesto di ricerca senza mai sembrare sovrabbondanti.

Ho apprezzato molto la cura del dettaglio, l’enorme capacità di sintesi del problema e la contestualizzazione dei numeri. Amplia notevolmente le nostre conoscenza sull’impatto dell’infodemia sulle nostre vite e consente di poter avanzare delle proposte di limitazione del fenomeno in modo pratico.


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