Enrico Fermi: l’ultimo uomo che sapeva tutto

Vi sono dei libri che affascinano sin dalle prime pagine, ma quello scritto da David N. Schwartz su Enrico Fermi (Enrico Fermi: l’ultimo uomo che sapeva tutto, Editore Solferino, 2018) affascina sin dal titolo. Il nome del protagonista del libro – appunto Enrico Fermi – travolge di per sé con il suo poter di ricordare il grande apporto del fisico italiano nello sviluppo della fisica moderna. Il seguito del titolo “l’ultimo uomo che sapeva tutto” è ancora più dirompente.

Enrico Fermi è una delle figure più carismatiche della scienza moderna. Il suo nome è legato molto spesso al “progetto Manhattan”, ossia a quel progetto di ricerca e sviluppo in ambito militare che portò alla costruzione delle bombe atomiche della seconda guerra mondiale. Ma racchiudere la vita e la personalità di Enrico Fermi alla sola partecipazione e guida del progetto, sarebbe riduttivo quanto ingiusto. Il libro di Schwartz ci spinge ad andare oltre, a superare i preconcetti del “giusto”/”non giusto” e ci invita a guarda l’uomo nella sua interezza con le sue perdite personali (la morte precoce del fratello Giulio) e sociali (assistette a due guerre mondiali), i suoi successi (premio nobel nel 1938) e la devozione che la sua persona ispirava in tutto il mondo. E proprio su questa devozione: cosa c’era oltre l’uomo del progetto Manhattan? 

L’uomo Enrico Fermi

Fermi visse in un momento in cui il mondo stava cambiando, stava divenendo qualcosa di completamente diverso da tutto quello che era stato per moltissimi secoli fino ad allora. Le due guerre mondiali, ed in particolare la seconda, insegnarono che l’uomo con il suo progresso può autodistruggersi. E purtroppo per uno strano percorso della storia, un ruolo cruciale alla seconda guerra mondiale fu ricoperto proprio da un uomo buono, da uomo il cui obiettivo non era distruggere, ma creare. 

La sua vita in pochi step

Enrico Fermi, bambino prodigio (imparò la fisica classica prima ancora di arrivare all’università), nacque a Roma il 29 settembre del  1901. Due grandi temi sono al dibattito della comunità scientifica in quel momento o di lì a poco: la teoria della relatività e la meccanica quantistica. Fermi universitario si appassiona a questi temi, li studia, li approfondisce e li fa propri. E’ impossibile non notare la sua preparazione ed il suo carisma: entra come professore di fisica teorica all’Università di Roma. In questa fase ipotizza che alcuni elementi diventano radioattivi se bombardati da neutroni e che la radioattività così prodotta (decadimento beta) è più intensa se i neutroni vengono rallentati prima del bombardamento stesso. Ma siamo alla fine degli anni ’30: le leggi razziali stanno per abbattersi anche su Fermi (la moglie era infatti di origini ebraiche). La vincita del premio Nobel nel 1938 fornisce l’occasione giusta per lasciare l’Italia e trasferì negli Stati Uniti.

Il 7 dicembre 1941 gli Stati Uniti subiscono l’attacco giapponese a Pearl Harbour. La grande nazione che aveva contribuito alla Seconda Guerra Mondiale solo con aiuti e a distanza, è costretta ad entrare in campo. Il 2 dicembre 1942 Enrico Fermi ed i suoi colleghi su impulso del governo americano danno vita all’era nucleare. Passeranno solo 957 giorni (2.62 anni) quando Enrico Fermi ed il suo staff assisteranno alla detonazione della prima bomba atomica. Il resto appartiene ai libri di storia.

Il grande contributo di Schwartz

Dal libro di Schwartz ne emerge un Enrico Fermi affascinante, esattamente come doveva essere in realtà. Il suo carisma e la sua superiorità, l’intuizione scientifica combinata con una ferrea disciplina ed un metodo rigoroso si combinavano con un carattere socievole, a volte burlone, e spesso auto-ironico. Schwartz dipinge un Fermi affascinante semplicemente raccontando il personaggio e collocandolo nel suo tempo, periodo complesso quanto rivoluzionario. Il libro non vuole far di Fermi l’eroe, vuole riportarlo esattamente nella sua dimensione umana, con luci ed ombre come tutti. Dopo la lettura del libro, Fermi resta una figura di riferimento per la fisica moderna non solo per le sue scoperte ed intuizioni, ma sopratutto per il suo essere scienziato-uomo.

La sua grandezza ed il suo contributo nella storia della fisica è un dato di fatto. Ne è prova la contesa successiva alla sua morte che avvenne tra i suoi collaboratori per diventare “erede di Fermi”. Ricorda la lotta successiva alla morte di Alessandro “il Grande”. E sebbene con enormi differenze di carattere, di ambizioni e di personalità, Fermi è per la fisica moderna, ciò che Alessandro fu per la storia. Di lui, Alessandro Magno avrebbe detto: “Nulla è impossibile a colui che osa”.


Libro consigliatissimo da leggere

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