Statistica medica: i grandi orizzonti della ricerca.

Oggi parliamo di statistica medica. È una delle branche applicative della statistica che sicuramente presenta un fascino particolare. Consente di trovare risposte numeriche a problemi legati alla salute umana e di ampliare in modo considerevole gli orizzonti statistici. Ad oggi, non vi è pubblicazione medica senza un piccolo supporto statistico. Dalla presentazione di una piccola statistica descrittiva fino agli studi inferenziali più complessi, ogni articolo contiene in sé elementi statistici degni di nota.

Rapporto tra statistica medica e statistica.

L’uso di strumenti statistici negli studi medici si è affermato a metà del ventesimo secolo. Ad oggi rappresenta uno dei grandi sviluppi del campo medico. Grazie all’uso massiccio delle analisi statistiche è stato possibile dimostrare la validità di farmaci e cure, l’incidenza di malattie e il loro decorso clinico. Sembrerebbe pertanto un campo in cui non vi sia più nulla da aggiungere.

Leggendo molti studi, è possibile però riscontrare come ogni progetto di ricerca possa essere ampliato con l’aggiunta di qualcosa di nuovo. Si può trattare di un elemento che non è mai stato affrontato prima o una miglioria statistica di quello specifico studio. Ciò non significa che gli studi sinora fatti siano errati. La statistica, come tutti i campi scientifici, migliora la propria capacità di indagine sviluppando ogni giorno nuovi strumenti ed applicandoli in modo più consapevole. Ad esempio, ampliare gli studi medici con strumenti statistici tipici degli studi economici può essere una buona prospettiva di indagine. Questo potrebbe consentire un miglioramento dello studio, così da renderlo sempre più attinente alla complessità della ricerca medica.

Strumenti statistici: andare oltre la semplice elaborazione.

E’ dunque necessario che i ricercatori siano affiancati da un esperto in statistica. La complessità della statistica risiede non solo nella scelta dello strumento o nel come elaborarlo, ma anche nell’applicare uno strumento, anche molto complesso, in modo consapevole e nel leggere criticamente i risultati ottenuti. Ad esempio, l’uso dei software statistici consente di poter svolgere qualsiasi tipo di calcolo e di analisi in modo autonomo. Ma la loro lettura o la loro corretta applicazione richiedono una conoscenza statistica adeguata. Dico sempre che i software statistici sono eccellenti nell’elaborare e fornire numeri. Molto spesso la quantità dei risultati numerici aumenta in modo esponenziale con il crescere della non consapevolezza di cosa si stia cercando. Non esiste un’unica strada statistica, anzi, a fronte di uno stesso problema, ne possono coesistere molte, e tutte ugualmente valide, ma i risultati che confermano o confutano un’ipotesi di ricerca sono veramente pochi!

Il p-value è sempre un buon indicatore?

La statistica medica viene spesso limitata da una sorta di numero magico: il p-value. Mi capita spesso di notare l’assoluta fiducia dei ricercatori medici in un buon p-value. Il sogno di significatività al di sotto dell’1% rappresenta per molti la panacea di tutti i problemi statistici. La magia di questo indicatore di probabilità è talmente tanto decisiva da far propendere gli interessi della ricerca più su un p-value di buona significatività che sull’uso consapevole di un idoneo strumento statistico. Per fare un paragone: è come considerare l’antibiotico come medicina per ogni malessere. In certi casi l’uso di antibiotici non solo non rappresenta la soluzione del problema, ma addirittura ne alimenta l’espansione.

La verifica di una domanda di ricerca medica trova soluzione solo attraverso l’implementazione di un progetto di ricerca ben strutturato. Bisogna stare molto attenti a non far un cattivo uso della statistica. Infatti, usare male la statistica significa condurre lavori di ricerca errati e, come diceva Altman, fare ricerca in modo errato non è etico.

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