Coronavirus: l’importanza della ricerca scientifica

Da circa un mese il titolo di apertura dei quotidiani italiani ed internazionali è dedicato al coronavirus cinese, noto anche con il nome di 2019-nCoV. Si tratta di un nuovo virus (CoV) o meglio di un nuovo ceppo di coronavirus mai identificato nell’uomo sino ad ora. In altri termini, è un virus che, sebbene presente in natura (a quanto si dice presente nei pipistrelli), non aveva mai interessato l’uomo.

La famiglia dei coronavirus è molto ampia: il loro raggio di azione comprende malattie quali il comune raffreddore sino a quelle più gravi come la sindrome respiratoria mediorientale (nota con il suo acronimo MERS) e la sindrome respiratoria acuta grave (SARS).

Lo stato della ricerca

Al momento non esiste vaccino contro il virus cinese e non è ancora stata identificata una terapia. Le case farmaceutiche stanno lavorando su due fronti: lo sviluppo di un nuovo vaccino e l’identificazione di terapie antivirali idonee a superare la malattia. La buona notizia è che alcune terapie antivirali attualmente in commercio sembrano rispondere in modo positivo a questa emergenza, facendo sperare i ricercatori in una prossima prima risposta alla malattia, arginando dunque la minaccia di una pandemia nell’immediato. Con un maggiore tempo a disposizione la malattia e la sua prevenzione sembrano possibili.

Oltre 50 articoli scientifici sono stati pubblicati sul nuovo coronavirus cinese negli ultimi 20 giorni. Alcuni concentrati sulla rapidità di diffusione del virus e sulla durata del periodo di incubazione, altri dedicati alla struttura del virus o alla composizione genetica.

L’importanza della ricerca scientifica

Ogni articolo scientifico nasce è una combinazione tra ricerca scientifica in senso proprio e ricerca di soluzione immediata. L’importanza di questi articoli mostra l’enorme bisogno che abbiamo di ricercare scientificamente. La ricerca infatti, sebbene balzi agli onori della cronaca solo nei momenti di necessità e di possibili pandemie, dovrebbe rappresentare il pensiero quotidiano di ogni Stato e di ogni individuo che può contribuire alla ricerca.


Per pervenire ad un nuovo vaccino o all’identificazione di una terapia efficace è necessario un lungo lavoro. Solo attraverso un percorso scientifico rigoroso si può pervenire alla soluzione più efficace. E’ pertanto necessario avviare una sperimentazione che partendo dall’analisi biologica delle caratteristiche del virus, ne identifichi i possibili antagonisti e ne provi successivamente la validità a livello microbiologico e poi clinico. Per quest’ultima fase sono necessari clinical trials ben condotti e strutturati e fondati sul principio del “Don’t harm!”, ossia non fare danni e apportare, se possibile, benefici.


La ricerca scientifica non è un luogo riservato a pochi eletti, sorta di guru con la testa nelle nuvole, dediti alla scoperta di nuove conoscenze. Esso è un grande fiume – che ci si augura che sia sempre in piena – in cui ogni nuovo contributo seppur minimo, può fornire risposte.

La ricerca scientifica quale fonte di certezza quotidiana

Pensando proprio al coronavirus cinese di questi giorni, la domanda che ogni attento osservatore non esperto di ricerca scientifica dovrebbe porsi è: “Ma da dove arrivano tutte le informazioni che ci rassicurano?”.

La risposta è tanto semplice quanto fonte di tante domande. Le informazioni arrivano da coloro che silenziosi e spesso con enormi sacrifici, non solo economici, ma anche in termini di scelte di vita e priorità, usano (dovrei più opportunamente dire “logorano”) le proprie capacità e conoscenze per approfondire le dinamiche di sviluppo dei virus, dei batteri e, più in generale, dei meccanismi di insorgenza di tutte le malattie che conosciamo.



Negli ultimi giorni sentiamo spesso ripetere frasi come “dice la scienza...”, “dicono gli scienziati …”, “è stato pubblicato un nuovo articolo …”: il potere rassicurante di questo lo dobbiamo a coloro che ricercano, a coloro che, seppur risentendo del taglio dei fondi per la ricerca o della nostalgia di casa lavorando a migliaia di chilometri di distanza, continuano a credere che il loro contributo per il benessere mondiale sia necessario e non opinabile da pensieri egoistici.

Il team: una fonte di conoscenza professionale e personale

Svolgo ogni giorno il bellissimo e duro lavoro della ricerca insieme a team italiani ed internazionali. Conosco le sfide quotidiane nel trovare soluzioni che siano etiche, innovative e a beneficio dei pazienti e più in generale dell’uomo. Parlando, discutendo, dibattendo con i membri dei vari team – membri che ho l’onore di definire amici perchè è questo lo spirito della ricerca – ci rendiamo conto che le problematiche di crescita della ricerca scientifica sono sempre più onerosi per impegno e per sacrificio, ma sapere di svolgere tutto ciò per un fine più alto, continua a farci svegliare la mattina (o magari anche a passare notti insonni) pur di trovare la soluzione adeguata.

Seppur non coinvolta in prima linea come matematico nell’affrontare questa nuova emergenza, immagino che il coronavirus stia mettendo a dura prova il lavoro di ricercatori e scienziati in tutto il mondo. In questi casi ci si rende conto, ancora di più, che quel fiume della scienza e del sapere dovrebbe essere alimentato da ancora più persone e più risorse per poter rispondere in modo pronto e tempestivo alle sfide che la natura ci pone.

Ringraziando ogni persona coinvolta nella sfida contro il coronavirus, voglio ricordare le parole di Socrate: “Una vita senza ricerche non è degna per l’uomo di essere vissuta“.

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