Elaborazione dati questionario: da dove si comincia?

Come elaborare i dati di un questionario? Sebbene il questionario sia uno strumento semplice e di facile intuizione, la sua elaborazione statistica richiede particolare cura ed attenzione. Elaborazione e analisi dei dati sbagliate comportano risultati sbagliati, conclusioni errate e … ricerca inutile.

Dal marketing alle scienze infermieristiche, i questionari sono i grandi protagonisti di molti studi. Dopo aver somministrato un questionario ad un numero più o meno elevato di rispondenti (vedi dimensione del campione: indicazioni preliminari), l’elaborazione statistica non è immediata come può sembrare ad una prima e distratta analisi.

La statistica richiede che il questionario venga sintetizzato e compreso in ogni sfaccettatura. Esistono numerosi software in grado di calcolare medie e percentuali, ogni sistema online di raccolta dati fornisce statistiche descrittive sui rispondenti e sulle singole domande. Tutto ciò, sebbene appaia come risolutivo del problema di elaborazioni dati, non risolve la primaria domanda di ogni studio, ossia rispondere alle proprie domande di ricerca. In questo articolo, proverò ad illustrarti qualche possibile soluzione per trarre utili informazioni dal tuo questionario per eseguire elaborazione e analisi dei dati di buona qualità.

Elaborare dati questionario: caricare e controllare i dati

Il primo passo per elaborare un questionario è caricare i dati nel caso che tu abbia somministrato il questionario in modalità cartacea, oppure controllare quello che i vari sistemi online di raccolta informazioni (Google, Monkey, Qualtrics, etc…) hanno ottenuto. Può sembrare un’operazione facile ed immediata e forse anche superflua, ma questo primo step è la base necessaria per poter ottenere un buon risultato.

Il vantaggio di dedicare un pò di tempo al caricamento o al controllo ti consente di ottenere due effetti: conoscere i tuoi dati ed i tuoi rispondenti e costruire in modo rigoroso la base per le future analisi. In questa fase è fondamentale prendere dimestichezza con il proprio dataset e controllare quanti questionari sono stati interamente compilati, quanti sono incompleti, quanti sono ripetuti, se ci sono errori o risposte “strane”: insomma controllare e pulire i dati è fondamentale. Fatto questo sei pronto per il secondo step: l’identikit del campione.

Elaborare un questionario: chi è il tuo campione

Come ogni buona indagine, anche la tua analisi statistica per l’elaborazione questionario parte dall’identikit del campione. Di chi stiamo parlando? Chi sono i miei rispondenti? Come è costituito il mio campione? Tracciare attraverso statistiche descrittive e tabelle di frequenza, l’identikit del tuo campione è fondamentale. Ciò ti aiuta ad approfondire la conoscenza dei tuoi dati e a mettere ordine. In questa fase, la creatività si adatta in modo eccellente alla statistica! Pertanto, aggiungi grafici esplicativi, istogrammi, torte, correlazioni e tutto ciò che ritieni possa servire a rendere più accattivante quello che stai studiando. Ricorda che il tuo obiettivo è l’elaborazione e l’analisi dei dati. I grafici aiutano molto!


Breve inciso sulla comprensione dei risultati statistici

Non è vero ciò che pensano in molti (ed a volte anche gli statistici!), ossia che meno si comprende un’analisi, maggiore è la sua importanza. Le analisi statistiche, come tutte le formulazioni scientifiche, devono essere comprensibili. La difficoltà sta nella terminologia tecnica (qui o si sa e si capisce, oppure non si sa e dunque non si capisce) o nella procedura di determinazione, ma mai nella lettura.


Statistica descrittiva o inferenziale?

Adesso che conosci il tuo campione (quasi una sorta di parafrasi statistica dell’antica massima religiosa greca “Conosci te stesso“), sei pronto per parlare delle risposte e dunque sei pronto per trovare i tuoi risultati, ossia elaborare il questionario in modo più efficace.

La prima domanda a cui devi rispondere è: Cosa ti aspetti di trovare? Vuoi semplicemente sapere quante persone pensano o fanno una determinata azione o presentano un determinato problema o vuoi capire se quel dato si differenzia a seconda dell’età, del genere, del livello di istruzione? Oppure vuoi creare relazioni tra due o più variabili? Anche qui: se non hai un’ipotesi, non avrai mai una strada da percorrere. Hai mai visto un viaggio senza meta? Anche il più girovago dei viaggiatori dovrà decidere all’inizio del viaggio se preferisce andare verso nord o sud, ad est o a ovest. Insomma, senza avere un’ipotesi di cosa ci si aspetta o cosa si desidera scoprire, ci si lascia in balia dei numeri e si priva qualsiasi studio di un contenuto fondamentale: la logica.

Quando scegli la tua ipotesi non darti pensiero, per un attimo, dell’eventuale elaborazione statistica. La statistica dispone di molteplici strumenti per rispondere a qualsiasi ipotesi di ricerca, basta porsi le domande (vedi la continuazione dell’articolo).

Ed attenzione alla confusione tra elaborare una statistica e farsi dare dei risultati da un software statistico. Per approfondimenti sul tema vedi il mio articolo sull’analisi statistica.

Dimmi cosa vuoi scoprire e c’è sempre un test statistico appropriato

Come ti dicevo, definito cosa vuoi o speri di trovare, sappi che c’è uno strumento statistico pronto a supportarti. Ad esempio, vuoi scoprire quante persone hanno dato una certa risposta? Allora calcola una percentuale. Vuoi sapere quante persone su una scala da 1 a 10, pensano che il tuo questionario sia ben fatto? Allora, calcola una media e non dimenticare di inserire la deviazione standard e magari dai un’occhiata a mediana e moda. Vuoi sapere se le ragazze preferiscono fare shopping online in misura maggiore rispetto ai ragazzi? Allora, applica uno dei tanti test sulle differenze e, occhio al tipo di variabile! Se è qualitativa c’è un test (ad esempio il chi-quadro), se è quantitativa e distribuita normalmente ce ne sono altri (test t o ANOVA sono i più famosi) e se è quantitativa e senza distribuzione normale ce ne sono ancora altri (test U Mann-Whitney o test di Wilcoxon). E ricorda che per ogni questionario da pubblicare in riviste scientifiche è sempre necessaria la presenza del p-value.

Concludiamo lo studio

Dopo aver eseguito l’elaborazione e analisi dati del tuo questionario, dopo averlo “girato e rigirato” come un calzino per conoscerlo da tutti i possibili punti di vista, commenta quello che hai trovato e, beh, adesso tocca a te: inserisci le tue conclusioni. Questa parte è dedicata a te e alle tue conoscenze: puoi fare un confronto tra i tuoi risultati e la letteratura di riferimento, trovando analogie e contrasti, puoi inserire quello che tu pensi e quello che tu hai imparato nel corso di studi. Insomma, adesso che i numeri hanno detto la loro, tocca a te esprimere il tuo parere sui tuoi risultati. Quindi, buon lavoro!



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